_Tramonto dell'antropocentrismo nell'opera di Massimo Deganutti



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La critica all'antropocentrismo è il tema centrale della mia opera; essa prende le mosse dal rifiuto della concezione dell’Uomo come misura di tutte le cose e come metro di valutazione del mondo.

Il  dittico che ho dipinto nel 2007 dal titolo "Teriomorfa & Teriosfera" è un manifesto di questa prospettiva.

Per me il teriomorfismo è il confronto dialogico della nostra con le altre specie, e in quanto tale è un modo di caratterizzarci, in senso  post-umanistico.
Alla luce delle conoscenze offerteci da discipline come l’etologia, la zooantropologia, le neuroscienze, decade la descrizione dell’Uomo proposta, fin dal ‘400, dall’umanesimo, e cioè di un Uomo creatura autarchica, autonoma, resa tale grazie all’emancipazione dal mondo animale e in contrapposizione a esso, e della cultura come tratto specifico ed esclusivo della nostra specie e assente nelle altre.

Con il mio lavoro, desidero contribuire alla revisione di questi presupposti che impregnano ancora così profondamente la nostra visione del mondo: voglio sottolineare invece come la cultura umana sia frutto del rapporto con l'alterità animale, e di quanto grande sia il debito che abbiamo contratto, nel nostro cammino evolutivo e storico, con le altre specie. Voglio anche sottolineare la natura ibrida dell’uomo, e come la nostra sia una delle tante specie sul pianeta.

Se è vero che la specie sapiens è unica, ciò nondimeno può essere detto di ogni altra specie animale.

Nelle mie opere cerco di esporre questo concetto unendo umani a ibridi teriomorfi, cercando di contrastare il rischio della lettura antropocentrica che vede l'uomo emancipato dalla sua condizione animale - come se l’uomo fosse stato animale in passato e non più ora – e che descrive l'animale come lo ‘specchio oscuro’ dell’uomo.

Due sono le folli derive nell'attuale visione del rapporto uomo-animale: una, che vede l'animale alla Cartesio, ovvero come un oggetto; l'altra, alla Rousseau, che vede l'animale umanizzato come un soggetto romantico di un passato idilliaco infranto, ma sempre con sguardo pietistico. Tutte e due sono stupide sopraffazioni umano-centriche.

L'uomo nelle mie immagini accetta condizioni altre, vive in dialogo con l'alterità. Le mie figure teriomorfe sembrano delle fotografie istantanee di vita quotidiana nelle città di un futuro prossimo, in cui la commistione tra l'umano e non umano si esplica in una situazione di normalità.  

La mia visione è quella di una società, finalmente matura ed evoluta, che si è pacificata con l'alterità animale, che ha capito ed è riconoscente del debito storico che l'uomo ha verso gli altri animali, e che ha anche maturato una migliore conoscenza – più umile, più realistica, demistificata - dell’Uomo stesso.


 

_The end of anthropocentrism in Massimo Deganutti work

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The critique of anthropocentrism is a central theme in my work, since I believe time has come for the dismissal of the idea of Man as a measure for all things.

“Teriomorfa & Teriosfera”, a diptych I painted in 2007, constitutes a sort of manifesto for this perspective. Teriomorphism, which is the dialogue between our and other species, is also a way of defining humankind, from a post-humanistic approach. Contrary to the humanistic view which starting from the 15th century has described Man as an autarchic, self-sufficient creature, different by essence from animals, and has conceived culture as a trait specific to humankind and absent in other animals, I view our species as the result of a long lasting process of hybridation with other animals, and human culture as a phenomenon which so much owes to the animal alterity. This innovative view is supported by the findings of many disciplines, such as ethology, anthrozoology, neurosciences.

My work is meant to be a contribution to the revision of the obsolete preassumptions which still imbue our view of the world. I would like to underline the hybrid nature of our species, and that Homo sapiens is one amongst other species. It may well be described as unique, but the same can be also said of each and every other animal species.
In my works, I am trying to convey these meanings and these views by putting together human beings and teriomorphic hybrids, trying to keep anthropocentric interpretations at bay, which tend to describe humans as beings emancipated from an ancestral animal condition – just as if humans were not animals – and animal alterity as a ‘dark mirror’ reflecting human evils and mistakes.

Two are the main current interpretations of human-animal relationships which fail in properly describing the subject: the first, following Descartes’ phylosophy, considers animals as ‘objects’; the other, in line with Rousseau’s romantic view, tends to humanize animals and refer them to an idyllic past which is lost forever, but ever with pietistyc view. All two are anthropocentryc overwhelmings.

In my pictures, humans are open to other ways of being, they dialogue with other multiple alterities, and are portrayed in contexts of daily life – a life which could be experienced in imaginary cities in the near future, where human-animal hybridation would constitute a normal reality.

The society I have in mind is characterized by wiseness, by having made peace with animal alterity, and has recognized the debt to other animals. It has also gained a better knowledge – more humble, realistic, demystified – of humankind itself.