Filosofia Postumanista

 

Sul Manifesto dell'Arte Post-specie 

 

Massimo Deganutti è un artista postumanista, fondatore nel 2011 del Manifesto dell’Arte Post-Specie. La sua produzione artistica intende rappresentare la caduta del principio umanista secondo cui l’uomo sarebbe la misura di tutte le cose, un essere che per raggiungere un’esistenza pienamente umana deve emanciparsi da una condizione di animalità. Traendo spunto dalla concezione di teriomorfo delineata da Roberto Marchesini, le opere di Deganutti accompagnano l’osservatore in un viaggio che consentirà di superare le barriere tra le specie, in cui l’animalità non è il fondale oscuro dell’umano ma una condizione di esistenza condivisa. 

 

 

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 _Le opere di Massimo Deganutti a “Il Mondo Nuovo – Dialogo con l’Arte” 

di Claudio Pacagnan

 

Sono all’interno della casa a Privano. Esco da quella stanza e percorro pochi passi lungo il corridoio per voltare a sinistra ed entrare in un nuovo spazio, lo spazio dedicato alla visione del Nuovo Mondo di Massimo Deganutti. Ecco il primo passo ed entro silenziosamente dentro il primo metro quadrato di quella stanza di quella casa di quel paese di quella regione di quella nazione di quella parte del mondo in cui io mi trovo ora e sono cosciente ed entusiasta di percorrere questo nuovo breve ma significante tragitto che so che mi porta in un luogo nuovo… nuovo per me ma antico per quello che rappresenta il suo vissuto. 

So che quel “primo metro quadrato” diventerà il “primo metro tondo” che si inoltrerà tra i cerchi magnetici creati per l’occasione dall’artista.

La mostra è un percorso importante che ognuno di noi è giustamente chiamato a decidere quanto apprendere da questa “nuova visione” del mondo, esteriore e interiore. Difficile capire, facile inoltrarsi. Questa mostra che io intendo e vivo come evento HERE and NOW ti lascia tutto lo spazio e il tempo di decidere cosa fare di quello che vedi e di quello che vuoi percepire: poi, se davvero lo vuoi e lo senti, ci devi per forza fare i conti.

E così inizio subito a fare i conti conscio che tutto quello che vivrò nella sua completezza in questo luogo/spazio di Massimo Deganutti mi porterà a rivedere parte o parti di me che voglio mettere in evidenza. E così succede, subito noto che non c’è, al contrario di tutte le altre stanze, una “sonorizzazione” e subito capisco che questo spazio mi da la libertà di decidere che suono/rumore io posso dare alla mia “composizione musicale personale”. Grandioso, penso, questo Artista (Massimo Deganutti) mi sta “chiamando” proponendomi una mia traccia sonora in composizione libera e improvvisa che esprima il sentire del mio HERE and NOW del momento. Non chiedo di meglio e subito mi pongo in mezzo alla stanza e mi lascio “girare”… giro guardando le opere che “escono” dai muri e non cerco di dare un senso a quello che vedo, a quello che un percorso dell’artista mi può suggerire per “capire” al meglio le sue opere. Mi sento come un animale e all’istante mi lascio andare a quell’istinto che anima il mio lato umano, quella parte animale che sento che l’artista delle opere mi richiama per mettermi in relazione con il suo vissuto in tutte quelle opere che lui ha deciso di porgere al mondo in questo momento. Si, non ho dubbi, non voglio dubitare di quello che sento e mi lascio andare alla prima sensazione che mi coinvolge. Le opere sono appese ma sembrano che fluttuino in quello spazio di quella stanza di quel paese di quella regione di quella nazione di quella parte del mondo in cui io mi trovo ora. Mi pervade il colore che riconosco ma è più forte il desiderio di capire e di conoscere le forme che si muovono nelle sue rappresentazioni pittoriche.

Si, sento che mi manca qualcosa in quel luogo… sento che una musica mi porterebbe in quella sua giusta dimensione eppure sento che questo è voluto dall’artista e quindi deve essere solo rispettato perché lui, l’artista, ha deciso così. Eppure… questa è l’unica stanza in tutto il percorso della mostra/evento che non c’è musica, o suono, o rumore: geniale! Penso… eppure quel silenzio in musica per le orecchie umane (ma io sentivo una musica “richiamante”, un canto di sirena mitologica in lontananza proveniente da un mare dal colore e dal mondo delle tele di Deganutti) porta il fruitore a rapportarsi con una dimensione che non è comunemente la sua: “una musica per ogni occasione”! e allo stesso tempo NESSUNA considerazione per “quella” musica… per l’autore di quello “spazio” sonoro CREATO da chissà quale altra dimensione di/in mondi paralleli… così penso in quel momento e così creo questa linea di parole che mi trasportano ancora nel mondo di quella stanza di quella casa di quel paese ecc. 

Mi domando se conosco Massimo Deganutti… la risposta è SI.

Mi domando quanto mi stia influenzando la sua conoscenza come artista e magari anche come amico e umano… la risposta è: tanto, ma allo stesso tempo mi sento esente da un facile fascino. Sono conscio e libero di immergermi in queste sue opere e nel loro significato, ma soprattutto nel loro “vissuto”… perché un’opera vive già prima che l’artista la pensi e la realizzi, la crei e si diffonda poi attraverso la propria vibrazione in tutto il mondo anche se non vista, sentita, odorata, gustata da alcun essere umano.

Ho pensato: se queste tele con tutte queste forme, questi mondi, fossero fatte di gelatina gommosa, il fruitore potrebbe appoggiarsi fisicamente con le mani o con il viso o con tutto il corpo e così avere anche la sensazione materiale di far parte del quadro, del paesaggio che viene rappresentato. E facendo questo lasciare quindi una propria impronta, una memoria del suo passaggio dentro la “visione-paesaggio-mondo” di Massimo Deganutti.    

È per tutto questo che il luogo dedicato e messo a disposizione a questo mondo di Massimo Deganutti mi chiama, mi “richiama” da molto lontano sentendo e immaginando altre realtà in altre dimensioni.

Non c’è musica o atto sonoro per questo spazio, solo queste mie parole che hanno il coraggio di uscire nude e impresse su carta con inchiostro… solo queste mie parole sono lasciate al mondo come “suono” umano dedicato agli umani, a tutti gli esseri viventi, a tutti gli esseri che si “muovono” con le loro vite ed energie come lo sono i sassi, le montagne, le acque, i mari.

Grazie Massimo per questa ispirazione!       

Claudio Pacagnan                                                                                                        26 luglio 2013

 

 

 

_MENTE ANIMALE

 

INCONTRO - DIBATTITO

con un filosofo, un etologo, un'astrofisica, un fisico nucleare, un'antropologa,

un veterinario ed un artista.

 

Interverranno: Roberto Marchesini, Margherita Hack, Gianrossano Giannini, Alessandro Paronuzzi, Eleonora Adorni e Massimo Deganutti.

 

 

 

_PRESENTAZIONE DEL MANIFESTO dell' ARTE POST-SPECIE 

 

Venerdì 9 settembre 2011 alle ore 18, presso la libreria KOBO Shop in via Palladio 7 di Udine, avrà luogo la presentazione del “Manifesto dell’arte Post-specie” di Massimo Deganutti in arte Massimo Degas.

 


L’artista ha progettato e ideato un nuovissimo documento che si ispira nella forma agli omonimi manifesti delle avanguardie storiche dei primi del Novecento, come ad esempio quello del Futurismo, ma che contiene un pensiero rivoluzionario e originale nelle sue molteplici declinazioni artistiche.

“Gli uomini non sono la cosa più importante sulla Terra e non ne sono il metro di misura...” questo l’incipit del manifesto di Massimo Degas, che continua spiegando come l’animalità abbia sempre influenzato e “frequentato” le arti: il punto sta proprio nel modo in cui l’artista percepisce e rappresenta questa relazione.

Il libricino, un vero e proprio vademecum rivolto all’artista Post-specie,  quasi un pamphlet, contiene un messaggio rivolto al futuro dell’arte contemporanea del nuovo millennio. 
Massimo Degas è già noto al pubblico per le sue opere di critica all’Umanesimo e all’antropocentrismo, che nel corso degli anni ha sviluppato con una personale ricerca attraverso l’impiego di tecniche tradizionali e non, spaziando dalla fotografia, alla pittura, all’incisione alle installazioni.

Tra le sue opere: La vita come si potrebbe (2005), Teriomorfismo (2007), Dialogues (2008), Teriomorfa-teriosfera (2009), Lost Love (2009), Art for Non-human (2010), Post-specie (2010). 
Presenterà ed introdurrà il critico d’arte Melania Lunazzi.